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Goethe Vicenza, dopo Roma, è la città italiana che più interessò Goethe per ciò che riguarda larte. Questo a motivo del Palladio (1508-1580): appena giunto in città il poeta si precipita a visitare il Teatro Olimpico e gli altri palazzi del grande architetto, cui riserva solo parole di incondizionata ammirazione. Sarà anche grazie a Goethe se la sua arte varcherà i confini per affermarsi nel mondo.
Viaggio in Italia Il 3 settembre 1786 Goethe parte da Karlsbad alla volta dellItalia. Una partenza improvvisa, nel cuore della notte, sotto falso nome, che viene da molti interpretata come una "fuga".
Il poeta si lascia alle spalle lamore tormentato per la baronessa Von Stein, con la quale comunque intratterrà un fitto epistolario, e i molteplici incarichi pubblici che lo distoglievano dallimpegno letterario. Per ritrovare serenità, dunque, il poeta varca il Brennero con lintenzione di dar libero sfogo alle proprie inclinazioni fuori da ogni protocollo. Da Verona a Vicenza, quindi a Padova e a Venezia, dove sostò a lungo; poi a Roma, vertice dei suoi interessi, e infine a Napoli e a Palermo in un viaggio che doveva essere di poche settimane e durò invece più di due anni. A Vicenza sosta dal 19 al 26 settembre 1786. Vi tornerà, brevemente, nel 1790.
Itinerario 1
Goethe, nella sua settimana vicentina, è un uomo dal cuore sollevato che, liberatosi dagli stivali e da altri paludamenti, ama mischiarsi alla gente lodando i modi degli uomini e la non comune bellezza di certe donne brune e ricciute. Lo incontriamo in Piazza dei Signori, dove sorge la Basilica Palladiana, opera prima dellarchitetto tanto ammirato. I diari ci restituiscono la bella immagine del poeta che si ristora con un grappolo duva sotto i suoi portici. Altre lodi sono per la poderosa partitura della Loggia del Capitaniato, anche questa opera palladiana ma della maturità. Chiude lo spazio monumentale il complesso del Monte di Pietà, già sede della Biblioteca Civica, che il poeta visita per rendere onore alla memoria del giurista Bertolo, che la istituì. La sua ammirazione per gli uomini di scienza si manifesta con la visita alleminente botanico Turra e allarchitetto Bertotti Scamozzi, erede diretto della lezione palladiana nonché autore de «Il forestiero istruito», una sorta di baedeker dellepoca. La visita prosegue in corso Palladio con la Basilica di S. Corona, della quale è lodata unAdorazione dei Magi del Veronese.
Più avanti è la cosiddetta Casa del Palladio, che ispira a Goethe alte considerazioni e il desiderio di vederla inserita in un quadro del Canaletto. Poi il corso sbocca in uno slargo: vi si affacciano Palazzo Chiericati, la più importante dimora urbana disegnata dallarchitetto, e il Teatro Olimpico, altro suo capolavoro, che Goethe descrive con toni accorati: «un teatro sul modello antico, ma in piccole proporzioni e indicibilmente bello...».
Qui Goethe, mischiato tra il pubblico, assiste divertito a una tornata dellillustre Accademia Olimpica. Di tuttaltro tenore è la sera che il poeta passa al Teatro Eretenio: vi si rappresenta il Ratto nel Serraglio e gli spettatori dimostrano senza mezzi termini di gradire le grazie della cantante.
Itinerario 2
Appena fuori città, Goethe visita la Rotonda, vertice dellarte del Palladio. La villa, in forma di tempio, domina la campagna attraversata dal Bacchiglione. «Forse mai larte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza» considera il poeta. Poco distante, a Villa Valmarana ai Nani, avviene invece lincontro con la pittura dei Tiepolo: senza sapere di avere di fronte lopera di padre e figlio, giudica lo stile sublime del primo superiore a quello naturale del secondo. Poi Goethe sale ai portici del Santuario di Monte Berico.
La chiesa barocca non lo tocca e neppure la grande tela del Veronese che ani prima suscitò opposti sentimenti nel padre kaspar: ammirazione per l'arte, scandalo nel vedere Gesù seduto a una mensa fastosa. Il poeta ricorda piuttosto il grazioso incontro con una velata. "volesse Iddio" é il suo sfogo "che il palladio ci avesse lasciato il disegno d'una fabbrica per la madonna del monte... avremmo veduto cosa di cui ora non abbiamo nemmeno l'idea".
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