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Tiepolo a Vicenza
La presenza dell’artista nella terra vicentina è testimoniata da vari cicli di affreschi e varcon, nel 1743 a villa Cordellina, negli anni 1744/50 ca. a palazzo Valle, nel 1757 a villa Valmarana , nel 1760 a palazzo Pohi al ie opere pittoriche.

Nel 1734 lo troviamo a villa Loschi al Biron, nel 1743 a villa Cordellina, negli anni 1744/50 ca. a palazzo Valle, nel 1757 a villa Valmarana , nel 1760 a palazzo Porto.Inoltre vi sono opere ad olio nelle chiese di Rampazzo, di Noventa Vicentina, dell’Araceli a Vicenza (l’opera è ora al Museo Civico).
Questo piccolo opuscolo vuole essere un invito a sostare nella nostra terra a seguire le tracce lasciate dal Maestro e da suo figlio Giandomenico.



Villa Valmarana ai Nani - Vicenza
Il complesso della villa è formato da più edifici: la palazzina, la foresteria e la scuderia. La fabbrica più antica è la palazzina già esistente nel 1669. Non si conosce il nome dell’architetto che l’ideò per un erudito vicentino: Gian Maria Bertolo, dal cui lascito testamentario ebbe inizio la Civica Biblioteca Bertoliana di Vicenza. La villa venne acquistata dai conti di Valmarana all’inizio del XVIII secolo ed ancora oggi ne sono i proprietari.
I Valmarana vollero innalzare nuove strutture: fu costruita la scuderia, la foresteria ed un porticato annesso a quest’ultima.
Anche per i lavori di ampiamento non si conosce con esattezza il nome dell’architetto: si ipotizzano quello di Francesco Muttoni, l’artista ticinese che lavorò nella nostra terra veneta ed in particolare alla villa Loschi al Biron, e quello di Giorgio Massari, il maestro già incontrato a Montecchio.
Le nuove strutture furono staccate dal corpo padronale e la foresteria venne costruita sfruttando il dolce pendio che scende verso la valletta del silenzio.
Nel 1757 il conte Giustino di Valmarana incaricò Giambattista Tiepolo di affrescare gli interni della villa.
Tiepolo arrivò a San Bastian dopo aver realizzato, coll’aiuto del figlio Giandomenico, il suo capolavoro: l’affresco dedicato al principe-vescovo di Wurzburg, definito l’enciclopedia figurativa del Settecento. Tuttavia a San Bastian accadde un avvenimento nuovo: Giambattista lasciò spazio al figlio Giandomenico, che propose un ciclo di suoi affreschi.E’ importante il fatto perchè solo “ai nani” possiamo mettere a confronto i due artisti e soprattutto riusiamo a cogliere il valore di Domecino, troppe volte oscurato dalla luce del padre. Il 26 di settembre del 1786 Wolfang Goethe visitò questo luogo e così trascrisse le sue sensazioni: Oggi ho visitato la villa Valmarana che il Tiepolo ha decorato, lasciando libero corso a tutte le sue virtù ed ai suoi difetti. Lo stile sublime non gli è riuscito come il naturale, ma in questo vi sono cose deliziose.....
La lettura attenta di queste parole ci fa capire come Goethe cadde in un errore comune e risolto solo alcuni decenni fa. Infatti gli affreschi venivano riferiti al 1737 a causa di una interpretazione errata della data presente in foresteria: il cinque veniva confuso con il numero tre. Nel 1737 Giandomenico, troppo giovane, non avrebbe potuto lavorare a fianco del padre e così viene spiegato l’uso del singolare “il Tiepolo”. Prima di entrare in villa è obbligatorio affacciarsi dalla terrazza per ammirare la valletta del silenzio e il complesso del Santuario di Monte Berico.
Antonio Fogazzaro, il più grande scrittore vicentino del secolo scorso, era legato a questi luoghi e leggendo il suo romanzo “Piccolo mondo moderno” si possono scoprire i paesaggi di questo angolo di mondo rimasto quasi incontaminato.



La palazzina
La prima sala che si incontra è il Portego. Per noi Veneti questa sala ha la funzione di mettere in comunione l’esterno coll’interno, la natura con le sale in cui si vive. Tiepolo ci seduce immediatamente colle sue prime decorazioni: il “Sacrificio di Ifigenia” ci colpisce. Il vecchio sacerdote deve sacrificare la figlia di Agamennone, Ifigenia. La lama del pugnale sta per affondare nel roseo ventre della giovane, ma nel momento in cui si dovrebbe compiere la tragedia, dall’altro (si guardi il soffitto) la dea Diana invia una cerbiatta, accompagnata da due amorini, per sacrificarla al suo posto. Tra due colonne il padre, il re Agamennone, si copre il volto col mantello e sembra piangere. Sull’altra parete, vi sono soldati in primo piano e sullo sfondo gli alberi delle navi greche che non possono salpare per la mancanza di vento. Sopra le porte laterali spiccano le personificazioni dei quattro maggiori fiumi mondiali. Le architetture di questa sala e di tutte le altre sono opera del grande quadraturista Mengozzi Colonna, che propose false prospettive che “moltiplicano” gli spazi, cornici che sembrano tridimensionali. Tiepolo padre ricreò in immagini pittoriche i melodrammi di Metastasio, di Algarotti ed i personaggi affrescati “cantano”: sono gli attori visti a teatro dal Maestro. La seconda sala è dedicata all’Iliade, in particolare al legame tra Achille, l’eroe, e la schiava Briseide. Agamennone vuole Briseide e la prima scena si apre con la giovane che viene accompagnata al sovrano. La donna non vuole avanzare, china il capo, guarda verso il basso, ama Achille. La seconda scena vede Achille che sta per sguainare la spada, sfida a duello Agamennone. Si noti come quest’ultimo abbia stretto in mano il bastone regio. Nel momento in cui dovrebbe avverarsi la tragedia, Minerva afferra per i capelli Achille e gli impedisce di combattere. La disperazione dell’eroe è il soggetto del terzo riquadro. Per amore non combatte, abbandona i simboli del dovere (elmo, scudo) e, dalle acque, esce sua madre, Teti, accompagnata da un’altra figura mitologica, per consolarlo. La quarta parete propone un paesaggio ai piedi dei nostri monti opera di Domenico: un villaggio, dei contadini che si avvicinano, il mondo “naturale” amato da Goethe. La stanza successiva riassume il capolavoro di Ariosto, “Orlando furioso”. Angelica, la bionda e splendida principessa del Catai, è incatenata alla rupe e prigioniera del mostro marino. Il cavaliere Ruggero, a cavallo dell’ippogrifo, la libera. Noi sappiamo che Orlando ama Angelica, ma Amore (si guardi il soffitto) lancia le sue frecce verso un giovane pagano, Meodoro, che la principessa vede ferito. Ella lo cura con delle erbe mediche ed i due innamorati troveranno riparo presso una famiglia di contadini. Giambattista raffigurò il momento in cui Meodoro dona l’anello come ringraziamento ai due vecchi. La presenza di Giandomenico è riscontrabile nelle figure dei due contadini, nella cesta. L’ultima immagine ritrae Angelica che incide il nome dell’amato sulla corteccia dell’albero ed il giovane la guarda estasiato. L’Eneide di Virgilio o, meglio, la Didone abbandonata di Pietro Metastasio è il soggetto della quarta sala. Enea, approdato sulle coste africane, dopo una tempesta, ringrazia la madre, Venere, che gli appare. L’eroe sembra un cantante che deve iniziare un’aria: il braccio alzato, la bocca semiaperta ed il ventre pieno di aria. Didone, seduta sul trono, è splendida ed Enea le presenta il figlio, Ascanio, ma in realtà Amore ha preso le sembianze del ragazzo (si notino le ali, le freccie, il cuore d’oro). Enea non sa cosa fare se rimanere o partire. Il momento della riflessione viene raffigurato sulla terza parete. I simboli del dovere gettati a terra e Mercurio che giunge. Sopra gli specchi, la ricostruzione della fucina del Dio Vulcano. La pittura di Tiepolo è basata sulla luce e quando usa il monocromo (come in questo caso) ottiene risultati straordinari. L’ultima sala è dedicata al poema “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso. Rinaldo è addormentato, ha una espressione pura, casta. Sopra di lui vi è Armida, la strega pagana. Ella si innamora e fa un incantesimo. Rinaldo, nella seconda scena, sembra non capire più niente, vede esclusivamente questa donna dura. L’incantesimo si rompe e Rinaldo lascia Armida, nelle isole fortunate. Sul volto della strega si coglie la disperazione di perdere l’amato. Sul soffitto viene proposta la Virtù che domina il Vizio.



Foresteria Villa Valmarana ai Nani - Vicenza
La foresteria presenta affreschi di Giandomenico, ad esclusione della sala centrale. La prima stanza è dedicata al mondo cinese. L’artista non rispetta i limiti delle cornici di Mengozzi Colonna, anzi fa uscire i personaggi e gli elementi del paesaggio facendoli partecipare alla vita della villa. Giambattista ama il teatro del melodramma, il figlio, invece, sembra prediligere la tradizione goldoniana. Domenico non ha visitato l’Impero celeste, ne ha sentito parlare, probabilmente avrà letto i vari récits de voyage pubblicati nel suo secolo. Sarà giunto alla conclusione che è un paese straordinario dove vivono animali stranissimi (si notino gli uccelli sopra le porte), insetti di incredibile grandezza, ortaggi impensabili (si noti la cesta) etc.
L’elemento di maggior suggestione è rappresentato dal pino marittimo che sembra tridimensionale, sembra uscire dai limiti della parete ed entrare nella stanza. La seconda sala propone alcuni momenti di vita quotidiana dei contadini veneti. Un’enorme polenta domina la tovaglia bianca, il padre mangia tenendo il figlio in braccio, mentre una donna sta consumando il suo pasto appoggiando il piatto sul ventre. La seconda scena ci mostra due donne ed una bimba che vanno in città al mercato: sono vestite a festa, non hanno le ciabatte da lavoro (immagine precedente), ma le scarpe coi tacchi, il cappello in testa, e da una cesta spunta la testa di una gallina. Anche la vecchia, che si sta riposando all’ombra di un albero, va in città a vendere le uova. Finchè riprende le forze recita il rosario. Un momento di riposo tra gli alberi è il soggetto della quarta scena: gli uomini seduti chiacchierano, mentre una donna sta filando e tiene il fuso in mano. I nobili sono i protagonisti della terza stanza, chiamata anche “gotica” per le decorazioni architettoniche. Un cicisbeo sta corteggiando una giovane dama, dall’espressione incerta. Tre donne stanno “ciacolando”, mentre altre due in compagnia di un gentiluomo guardano un paesaggio. La sala centrale, affrescata dal padre, Giambattista, ricrea l’Olimpo degli Dei, il “Sublime”; un Giove seduto sulle nuvole, come fossero un trono, tiene le saette e lo scettro in mano ed ai suoi piedi un’aquila. Venere, volgendo le spalle ai visitatori, stringe in mano la mela d’oro ed, in compagnia di Amore, dialoga con Marte. Mercurio, già incontrato nella sala dell’Eneide, si libra nell’aria, l’alato Saturno è rappresentato colla falce, Apollo e Diana occupano l’ultima parete. Le stanze successive non sono visitabili. La sala da pranzo o del Carnevale presenta un moro che scende da una scala per servire della cioccolata: secondo la critica questo personaggio è opera di Giambattista. Tre piccole scene del carnevale, eseguite dal figlio, propongono rispettivamente aspetti ludici: il Ciarlatano, il Mondo nuovo ed il Minuetto di Pantalone e Colombina. Antonio Visentini è il frescante della “stanza della loggia”: giardini e ville animate da piccoli personaggi (quest’ultimi realizzati a tempera da Giandomenico) spaziano tra le colonne. L’ultima stanza è dedicata ai “putti”: dei putti giocano fra loro, splendido è un pappagallo dalle piume policrome.



Pinacoteca di Palazzo Chiericati - Vicenza
Le opere tiepolesche conservate nella Pinacoteca civica sono tre : “L’Immacolata” ed “Il Tempo che scopre la Verità” di Giambattista e “La Decollazione del Battista” di Giandomenico. “L’immacolata” proviene dalla splendida chiesa dell’Araceli ideata dall’architetto Carlo Borella, alla fine del secolo decimosettimo. La pala era collocata nell’altare del Crocifisso fino all’acquisto da parte del conte Barbieri, avvenuto nel 1830. L’opera, datata attorno al 1735, ha nella veste argentea e nel mantello azzurro i suoi momenti più alti. Le tonalità cromatiche variano: da un azzurro chiarissimo si passa ad un blu. Il manto rosso dagli angeli, alla destra della Vergine, diviene giallo. “Il Tempo scopre la Verità” proviene dalla residenza dei Cordellina di Montecchio Maggiore ed è ricorrente tra le sue realizzazioni ed in questo caso l’argomento si lega perfettamente ai soggetti degli affreschi montecchiani (si veda il capitolo dedicato alla Villa Cordellina). Il dipinto ha come punto focale la figura femminile nuda e che, come ricorda Andreina Ballarin nel catalogo della pinacoteca, “fa quasi scomparire le zone un pò macabre di questa “morale” illuministica e cioè le carni “antiche” del vecchio Tempo, la falce, la clessidra, il naufragio dell’eroe”. “La Decollazione di san Giovanni Battista”, fino al 1910 attribuita al padre, è l’unica opera in museo di Giandomenico. Il volto del santo è il centro emotivo della vicenda: una luce divina lo illumina. La figura del Battista si contrappone a quella del carnefice e l’oscurità del luogo moltiplica l’emozione.



Villa Cordellina Lombardi - Montecchio Maggiore
A Montecchio Maggiore, pochi chilometri ad ovest di Vicenza, sorge la settecentesca villa Cordellina Lombardi. Il complesso venne fatto scostruire dal giureconsulto veneziano Carlo Cordellina. Il patrizio chiamò l’architetto veneziano Giorgio Massari (1687/1766) ad ideare la residenza di Montecchio. Massari propose un corpo padronale di ispirazione palladiana e due edifici laterali a pianta quadrata indipendenti dal primo. Le due strutture laterali erano adibite a scuderia (a sinistra, guardando la facciata) ed a foresteria (a destra, guardando la facciata).
La villa, splendidamente conservata, permette al visitatore di cogliere la seduzione ed il fascino della civiltà settecentesca veneta che aveva nelle residenze di campagna il suo centro vitale. Carlo Cordellina volle unire al nome di Massari anche quello del maggiore pittore veneziano del secolo Giambattista Tiepolo. Tiepolo lavorò nella villa nell’anno 1743 ed egli stesso, attraverso una lettera all’amico Algarotti, ci testimonia del procedere del lavoro.
Alla fine di ottobre del 1743, si legge nella sopraindicata lettera, l’artista era a buon punto ed avrebbe previsto di terminare il ciclo di affreschi per il 10 o il 12 del mese successivo. Secondo Remo Schiavo, conservatore della villa, il soffitto del pronao doveva essere arricchito da un dipinto ad olio raffigurante “ Il Tempo che scopre la Verità”. Questa tela è conservata attualmente nella pinacoteca di Palazzo Chiericati a Vicenza.Giambattista Tiepolo decora il salone esaltando la figura dello stesso Cordellina, grande avvocato, e per questo motivo il dipinto ora al Museo poteva rappresentare un prologo ideale al contenuto delle immagini interne. Il soffito del salone è il perno del discorso tiepolesco: l’Intelligenza che trionfa sull’Ignoranza”.
L’Intelligenza illumina l’uomo: vediamo questa figura scendere verso il basso (ha le vesti gonfie d’aria), entrare nella sala ed illuminare l’operato di Scipione e di Alessandro (i due personaggi degli affreschi laterali), ma anche dello stesso committente. All’estremità del soffitto l’Ignoranza precipita colpita da un putto mentre la Fama (la figura alata con tromba) annuncia l’avvento dell’Intelligenza. Sulla parete di destra il vittorioso imperatore Alessandro Magno riceve la famiglia dello sconfitto Dario. La scena acquista un’atmosfera teatrale: una donna implorante, colle braccia aperte, sembra voler iniziare un’aria tratta da un melodramma; un’altra cerca di sedurre il vincitore scoprendosi un seno; la giovane è attratta da qualcosa o qualcuno di esterno; il bimbo vuole giocare, mentre la donna più anziana lo tiene stretto. Alessandro non si lascia influenzare e, con atto di grande saggezza, dona la libertà ai nobili personaggi. Sulla parete opposta viene raffigurata la Continenza di Scipione l’Africano: l’eroe seduto sul trono riavvicina lo sconfitto Aluccio alla sua fidanzata. Si noti lo splendido vestito della giovane, le tonalità cromatiche delle stoffe, l’affollarsi di personaggi che vogliono partecipare all’avvenimento. In basso, a sinistra guardando l’immagine, si legge la firma dell’autore Gio.Batta Tiepolo. I cieli, sia del soffitto che delle pareti sembrano rompere i limiti della villa e farci viaggiare tra spazi infiniti. Sopra le porte laterali del salone, a monocromo, sono raffigurate le allegorie dei quattro continenti: l’Europa incoronata, l’Africa che ha sul capo una testa di elefante, l’Asia che tiene in mano una pianta ed infine l’America nuda. Altre immagini sul soffitto rappresentano le allegorie della Musica, della Poesia, della Guerra e della Politica. La villa era ornata da una splendida quadreria voluta da Cordellina ed oggi in parte conservata nelle sale del Palazzo Chiericati.



Museo Civico - Bassano del Grappa
Il Museo Civico di Bassano conserva una delle maggiori raccolte di disegni di artisti veneti, in particolare il “corpus di disegni Riva” contiene opere dei maggiori autori ed in particolare di Giambattista e suo figlio Giandomenico. Inoltre la pinacoteca ospita un dipinto datato attorno agli anni 1731/32 raffigurante l’episodio della “Circoncisione”, eseguito dal Maestro. Di Giandomenico è conservata una splendida immagine della “Madonna con Bambino”.
Il bimbo si muove, accarezza il volto della madre. La Vergine ha un’espressione dolce, tenera che simboleggia l’amore materno.



Chiesa S. Maria Maddalena - Rampazzo di Camisano Vicentino
L'opera rappresenta “l’apoteosi di san Gaetano Thiene”, è contemporanea agli affreschi della Valmarana (1757) e venne commissionata dalla famiglia Thiene.La piccola chiesa presente nel dipinto vuole ricordare la costruzione della parrocchiale voluta dallo stesso santo. San Gaetano sta raggiungendo l’Altissimo sollevato da nuvole.
Come sottolinea Remo Schiavo, l’artista privilegia i colori “tenui, leggeri, rosati, come negli affreschi di villa Valmarana puntualmente richiamata dalle seriche stoffe e dai morbidi putti”.



Villa Loschi Zileri dal Verme ora Motterle - Biron di Monteviale
Nicolò Loschi, nobile vicentino, nel 1734, rinnovò il complesso residenziale del Biron (oggi comune di Monteviale). Francesco Muttoni predispose il progetto della nuova costruzione. Gli interni della villa vennero poi affrescati dal quarantenne Giambattista Tiepolo che seppe arricchire le pareti dello scalone e della sala d’onore con splendide immagini. Secondo la critica, i lavori tiepoleschi al Biron segnano l’ingresso del pittore in una fase matura della sua produzione. Le immagini ideate dal Maestro hanno un carattere allegorico. Il soffitto dello scalone ci propone un argomento che ritroveremo alla Cordellina di Montecchio: “Il Tempo che scopre la Verità”. Il Tempo, un vecchio alato, alza una bianca stoffa e scopre una donna nuda adagiata sulle nuvole. Ai lati un putto che regge la clessidra del Tempo ed altri due che si avvicinano alla Verità. In un angolo una figura scura, la Menzogna, precipita verso il basso. Sulle pareti laterali due “false” statue raffigurano il Merito e la Nobiltà. La prima è un vecchio barbuto che tiene un libro in mano e la seconda una donna che tiene una statuetta rappresentante la dea Minerva. Tiepolo le colloca ll’interno di due nicchie. Salendo le scale, dopo il Merito, un’immagine propone la “Vigilanza che trionfa sul Sonno”. La Vigilanza, a piedi nudi, scopre il seno e sotto di lei, a terra, vi è il Sonno. Splendide sono le variazioni cromatiche dell’azzurro. Due putti prendono degli acini d’uva da una vite. Opposta a questo riquadro, vi è l’”Innocenza che scaccia l’Inganno”. Una giovane donna, dal seno scoperto, tenendo colla mano sinistra un agnello, scaccia un vecchio dalle gambe a forma di code di serpenti. Il soffitto del salone celebra la “Gloria tra le Virtù”.
La Fama annuncia colla tromba l’arrivo della Gloria, figura luminosa e dorata. Le altre virtù stanno attorno: la Giustizia con spada e bilancia, la Fortezza vestita coll’armatura, la Temperanza ed infine la Prudenza. Le nuvole creano un senso prospettico ed il cielo rompe i limiti del soffitto. Sempre sul soffitto vi sono le allegorie dell’Ingegno e del Valore.
Il primo è raffigurato come un giovane alato con elmo ed arco, il secondo, invece, come un uomo barbuto che accarezza un leone e tiene colla mano destra una corona d’alloro. Sulle pareti laterali, all’interno di cornici, altre allegorie.
“La Concordia Matrimoniale “ raffigura un uomo ed una donna con al collo una duplice catena d’oro unita da un cuore, sorretto dalla figura virile. Ai piedi un putto gioca con uno splendido cane bianco. Nell’”Umiltà che scaccia la Superbia” si vede una giovane donna semplicemente vestita di fronte alla quale passeggia un’altezzosa e superba figura femminile che tiene un pavone ed uno specchio. Mentre nell’immagine dedicata alla “Liberalità che dispensa i doni” si nota una donna che prende da un vassoio, sorretto da un ragazzo, dei gioielli e li offre a dei bimbi. L’ultima scena raffigura uno splendido giovane seduto, “l’Onore”, che viene incoronato con l’alloro da una figura alata, la “Virtù”.



Chiesa dei Santi Vito, Modesto, Crescenzia - Noventa Vicentina
All’interno della chiesa settecentesca di Noventa Vicentina è conservata, in un altare laterale, la pala dedicata ai “Santi Rocco e Sebastiano”. La datazione di questo olio su tela è riferibile agli anni 1758/60. La vecchia paralitica si contrappone col suo realismo alle figure dei due santi: Sebastiano, legato all’albero, ferito, guarda l’inferma e Rocco, in piedi, volge lo sguardo verso l’alto,verso il Divino.



Chiesa di S. Stefano - Vicenza
L'altar maggiore della chiesa presenta come decorazione del tabernacolo, tre tavole di Giandomenico Tiepolo. I dipinti sono riferibili agli anni 1758/60. Le immagini raffigurano, a monocromo dorato, “San Pietro”, “San Giovanni Battista” e “La Resurrezione”. Le prime due opere sono d’invenzione di Giandomenico, mentre “La Resurrezione” ed in particolare l’impostazione dell’immagine dei soldati, che vengono colpiti dalla luce divina, sono frutto della mente del Maestro.